lunedì 5 gennaio 2015

liberati ultimo atto

Oggi il mercato propone oggetti sempre più allettanti, appaiono belli, quindi noi pensiamo più evoluti rispetto al passato, ma non è sempre così, in un estetica ingannevole si perde la vera qualità dell’oggetto.

Nella logica del riuso, abbandonando canoni dettati dalle mode, possiamo trovare soddisfazioni inaspettate.

Non nego la mia antica passione per le bici in acciaio, mi piacevano molto prima che la moda le facesse tornare in circolazione, quindi io e babbo ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo dato nuova vita a vari componenti sparsi qua e là raggruppandoli in un ottimo telaio in acciaio dalle superbe congiunzioni saldobrasate.

Nulla è lasciato al caso, e pezzo dopo pezzo la bici ha preso forma ed è stata completata con l’ultimo componente d’obbligo, i puntapiedi in alluminio.

Sbirciando con occhio critico i più esperti non vedranno componenti top di gamma, ma la bici così assemblata pesa come un odierno modello in carbonio di fascia medio bassa.

Questo sta ad indicare che nuovo e bello non sempre è sinonimo di qualità.
Il progetto di rimettere in strada una bici di oltre trent'anni non racchiude solo l’orgoglio di saper utilizzare le mani con sapienza, ma la collaborazione, condividendo con mio padre tutte le fasi del restauro ho capito quanto conta l’esperienza e la condivisione, i doni più grandi di questo restauro.

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