Tenere un blog aggiornato non è facile, quanto sei rilassato
e sicuro pubblichi sempre novità, ma quando lo stato d’animo non è dei migliori
non riesci, per quanto lo desideri, a mostrare narcisisticamente agli altri uno
spicchio della tua esistenza.
Dieci anni fa non immaginavo che i miei disegni e i miei
pensieri potessero essere condivisi con il mondo, entrando in questo meccanismo,
se non sei coerente credi di deludere le aspettative di chi ti segue, il diario
di immagini e parole non è più segreto e quello che rimaneva tra me e il foglio
ora viaggia alla velocità della luce su algoritmi indecifrabili.
Dove stà la differenza? forse nell’introspezione che si
dissolve nell’istante in cui il tuo pensiero è mercificato dalla quantità di
like che riceve.
E se fosse solo un modo in più per farsi conoscere si
potrebbe accettare di buon grado le persone che gradiscono, commentano,
criticano e condividono e si rispecchiano nei tuoi stessi pensieri, allora i
social diventano come un mare nel quale non devi immergerti ma planare sopra il
sottile strato superficiale a vele spiegate, senza cercare il dettaglio in
profondità dove tutto è rallentato, ma andare veloce senza guardarti troppo
attorno.

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